LA TUTA FUTURISTA: geometrie, colori, dinamismo, eccessi senza fine…


L’umanità si vestì sempre di quiete, di paura, di cautela o d’indecisione, portò sempre il lutto, o il piviale, o il mantello. Il corpo dell’uomo fu sempre diminuito da sfumature e da tinte neutre, avvilito dal nero, soffocato da cinture, imprigionato da panneggiamenti. […] Noi futuristi vogliamo liberare la nostra razza da ogni neutralità, dall’indecisione paurosa e quietista, dal pessimismo negatore e dall’inerzia nostalgica, romantica e rammollante. Noi vogliamo colorare l’Italia di audacia e di rischio futurista, dare finalmente agl’italiani degli abiti bellicosi e giocondi (…)” cit. GIACOMO BALLA Il Vestito Antineutrale 1914

dinamismo Vs staticità

Il modello di tuta futurista idealizzato dalle avanguardie storiche, in primis dal movimento futurista di Marinetti, trova una sua collocazione “ideale” nelle tendenze della moda contemporanea, per le sue caratteristiche minimaliste di praticità, comodità, essenzialità delle forme e dei volumi, ma sempre con una connotazione fashion versatile e moderna.

FOT. P. Salvini FI
DISEGNO IN PIANO (PLAT) della tuta futurista

LA FEMMINILITA’ METALLICA

DELLA DONNA FUTURISTA

“La donna sogna oggidì di conquistare i diritti politici (…) è perchè, senza saperlo, essa è intimamente convinta di essere, come madre, come sposa e come amante, un cerchio ristretto, puramente animale e assolutamente privo di utilità (…) ” Tommaso Filippo Marinetti IL MANIFESTO 1910

Con queste parole, Marinetti identifica la figura della nuova donna futurista, nata dalle ceneri della femme fatale della Belle Epoque “condannata all’inazione intellettuale di fine ‘800. Il Movimento di Avanguardia futurista condanna la femme fatale decadente, capace di sedurre languidamente la virilità maschile con il tormento delle passioni e la sensualità disarmante. Condanna la donna spirale di dolcezza, ma allo stesso tempo, simbolo di peccato capace di accecare l’uomo portandolo ala rovina grazie al sapiente uso del suo fascino distruttivo.

Il Movimento futurista rifugge quell’idea di donna concepita come unico ideale, divino serbatoio d’amore, la donna-veleno, la donna “ninnolo tragico”, la donna fragile “(…) la cui chioma sognante e la cui voce greve di destino si prolungano e continuano dei fogliami della foresta bagnata di chiaro di luna (…)” cit. Marinetti

Il Futurismo condanna la DONNA FIORE

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