La stravagante marchesa e l’istrionico rapper

Tecnica: ritocco su foto con Apple Pencil

In testa un cappello di piume con inserti di cristalli, un abito plissé di chiffon nero completamente trasparente e dei collant tailor made, con un motivo geometrico di cristalli neri: questo l’omaggio dell’istrionico Achille Lauro alla musa che ispirò l’arte dei primi del ‘900.

Sensazionale e ricercatissimo il look di Achille Lauro è tutto firmato Gucci, mentre la prima performer della storia amava vestire Worth; fu lo stylist Cerioni a pensare all’associazione tra Achille e Luisa. “Ho lottato tanto per portarti su questo palco”, ha scritto sui social, “Le tue leggendarie performance erano per pochi eletti, oggi invece il tuo essere arte è per tutti. La prima volta che incontrai Lauro, dopo cinque minuti, gli dissi che in lui vedevo una potenziale Casati, pieno di contraddizioni come è lui”.

Achille Lauro, sul palco di San Remo 2021, ha scelto un outfit ispirato a uno dei celebri costumi che la marchessa indossava: musa ispiratrice dei più grandi artisti della sua epoca, grande mecenate, performer prima della performing art e opera d’arte vivente, la marchesa Luisa Casati torna a far parlare di se dopo quasi un secolo.

DISSACRANTE

“Voglio essere un’opera d’arte vivente”: la marchesa Luisa Casati aveva una missione da compiere per noi comuni mortali e lo ripeteva spesso, quasi a celebrare, come su un lussuoso altare, la propria condizione di essere sovrannaturale e straordinariamente affascinante.

Luisa Amman, nata a Milano il 23 gennaio 1881 e morta a Londra il 1 giugno 1957, è stata una nobildonna e collezionista d’arte italiana, musa ispiratrice dei più grandi artisti dell’epoca, tra i quali Filippo Tommaso Marinetti, Fortunato Depero, Giacomo Balla, Giovanni Boldini e Man Ray.

Un’opera d’arte vivente

La lussuriosa nobildonna milanese incarna la figura di una signora dell’aristocrazia fin de siècle colta ed emancipata, dallo stile di vita spesso estremo e fuori dalle convenzioni sociali in una società dove l’eccesso e la provocazione ad ogni costo rappresentano la linfa vitale per dare un senso alla propria vita “teatrale”. La sua passione per l’estremo e per l’arte segnerà tutta la sua straordinaria vita; sin da bambina, si dedicò con dedizione all’arte e al disegno, riuscendo a plasmare la sua personalità all’insegna della stravaganza. Rimasta orfana in giovane età, si ritrovò a gestire un’enorme patrimonio di famiglia, sposò appena diciottenne un nobile, il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, ma poco dopo il matrimonio, la sua esistenza terrena incrociò quella di Gabriele D’Annunzio, anch’egli amante degli eccessi e della spettacolarizzazione della propria vita. Quando si parla di Luisa Casati, il pensiero va alla liaison con il celebre “esteta” che la celebrò come “la divina marchesa”, soprannominandola Kore, regina degli Inferi; la relazione tra le due personalità eccentriche per eccellenza fu motivo di forte scandalo per quei tempi, ma non scalfì il loro amore.

Luisa Casati, per creare l’opera d’arte di se stessa, ricorse ad alcuni modelli di donne che rappresentavano un modello di stravaganza ed eccentricità: la Principessa di Belgioioso, dalla quale eredita il trucco macabro e l’interesse per l’occulto, Sarah Bernardt, con i suoi capelli rosso Tiziano e la Contessa di Castiglione, superba stratega. Sempre alla continua ricerca della propria immagine, cambiava spesso look: azzardava tagli di capelli corti, puntando a colori eccentrici per andare controcorrente rispetto alla moda femminile della Belle Époque. Per celebrare la propria personalità, non interviene solo sul proprio aspetto fisico, ma anche sui luoghi da lei abitati: mette in soffitta i velluti rossi, i broccati e i pesanti mobili dorati che arredavano le case tradizionali dell’epoca e li sostituisce con il bianco accostato al nero, alla ricerca di un arredamento minimal chic ante-litteram, pavimenti di alabastro, uccellini a molla sistemati in gabbie dorate appese ai soffitti, corvi albini, pavoni e ghepardi in giardino.

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